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Il caso Volkswagen

Come un fulmine a ciel sereno, si è dimesso il presidente del più importante gruppo automobilistico europeo, la Volkswagen. Bernd Pischetsrieder non sedeva su una poltrona facile: il suo ingombrante predecessore, il geniale Ferdinand Piëch, era rimasto in azienda con una presenza sempre più minacciosa, accentuata dall’ingresso nell’azionariato con una quota decisiva della Porsche, azienda controllata dalla famiglia Piëch (il nostro è nipote di Ferdinand Porsche).

Per il presidente uscente è un altro smacco dopo quello, ancora più grave, subito qualche anno addietro, quando un’altra grande famiglia dell’auto made in Germany, quella dei Quandt, lo destituì dalla presidenza della BMW, imputandogli il fiasco della campagna d’Inghilterra, ovvero l’acquisizione della Rover.

Avevo incontrato Pischetsrieder al Salone di Ginevra, nel marzo scorso, trovando un uomo nervoso, che chiaramente sentiva una forte pressione su di sé, ma nessuno poteva immaginare un epilogo così rapido in un’azienda che ci ha invece abituato a lunghi periodi di stabilità. Non mi interessa qui indagare la complessità dei rapporti tra il presidente uscente e gli azionisti. Mi interessa piuttosto aprire un confronto con i frequentatori di questo blog sull’idea che si sono fatti dei modelli Volkswagen di oggi.

C’è chi dice che l’onda lunga della Toyota stia minacciando seriamente la posizione di mercato della Casa della “Golf”, attaccata dai giapponesi su due storici capisaldi della marca tedesca, l’affidabilità e la tenuta del valore dell’usato nel tempo. La Volkswagen continua a vendere tantissimo, anche in Italia, ma forse la sua immagine si è un po’ offuscata con il flop dei due modelli con i quali intendeva attaccare i due estremi del mercato, l’ammiraglia “Phaeton” e la piccolissima “Fox”. Ne riparleremo, dopo avere sentito anche il vostro parere.


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Fiat, gli esami non finiscono mai

Credo che siate tutti d’accordo: Sergio Marchionne ha fatto un piccolo miracolo in questi due anni e mezzo alla Fiat. Ma adesso viene il bello, perché nell’industria dell’auto gli esami non finiscono mai e i concorrenti sono lì alla finestra per capire che intenzioni ha il Lingotto nel lungo periodo.

Nonostante il recupero nelle quote di mercato (buono in Italia, ottimo in Europa, addirittura eccezionale in Brasile) e il ritorno all’utile di bilancio, la Fiat è ancora oggetto di un diffuso scetticismo, in particolare tra i più forti competitors tedeschi: la sensazione, ammessa a mezza voce, è che Torino abbia bruciato troppa cassa negli anni pre-Marchionne per poter sostenere gli investimenti enormi che saranno necessari in un mercato sempre più globale e competitivo.

Sarà dura per tutti riuscire a restare nel plotone di testa dell’industria dell’auto: serviranno molti fondi per la ricerca se si vogliono centrare target sempre più rigidi in materia di inquinamento, così come tanti soldi andranno spesi per creare reti commerciali in mercati sempre più vasti come la Cina, l’India, il Sudamerica. Che cosa farà la Fiat? Accetterà la sfida in mare aperto o, come ha fatto spesso in passato, ripiegherà sul laghetto di casa?

Con un tipo come Marchionne, la seconda risposta ci sembra esclusa. Ma ne sapremo molto di più tra mercoledì e giovedì, quando il capo della Fiat presenterà i progetti per i prossimi anni alla comunità finanziaria, con un atteso dettaglio su marche e modelli. Avremo modo di discuterne ampiamente anche su questo blog, mentre il nostro sito seguirà in diretta tutte le dichiarazioni del Lingotto. E poi godiamoci le possibilità che ci apre il web andando direttamente alla fonte, con le informazioni che la Fiat stessa metterà sul sito www.fiatgroup.com.


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Miracolo a Napoli

Succedono cose così gravi a Napoli in questi giorni che parlare di automobili può sembrare stravagante. Eppure è accaduto un fatto che merita di essere segnalato: al numero di novembre di “Quattroruote”, come sa chi ci segue con attenzione, è allegato il “Libretto rosso delle assicurazioni”, un vademecum pratico con le polizze-auto più convenienti città per città. Ebbene, tra le tante tariffe segnalate, nel nostro “Libretto” si fa riferimento anche a un record negativo, una polizza da 9749 euro praticata ai neo-patentati partenopei dalla compagnia assicurativa Dialogo.
È vero che i prezzi a Napoli sono spaventosi a causa di un incredibile numero di truffe sui sinistri. Ma una richiesta così esosa aveva scatenato una ridda di polemiche e indotto l’Assessore regionale Andrea Cozzolino a convocare le compagnie di assicurazione per ottenere un chiarimento. Ma ora la Dialogo ha preso tutti in contropiede annunciando che la tariffa record era frutto di un banale errore informatico commesso dalla stessa società del gruppo Sai-Fondiaria. Dunque, il prezzo giusto è di 4429 euro, molto meno della metà del valore divulgato inizialmente. Che dire? Lascio agli amici che seguono questo blog ogni commento, ma rivendico a “Quattroruote” il merito di avere dato trasparenza a un settore che non brilla per chiarezza, con una pubblicazione semplice ma estremamente completa. Insisto: cerchiamo di informarci bene prima di stipulare la polizza dell’auto, c’è il rischio di buttare via centinaia di euro.

Il mio primo intervento su questo blog (si parlava, inutile dirlo, di bolli e Finanziaria) ha scatenato una pioggia di reazioni. Sono grato a tutti, anche a coloro che mi criticano aspramente. Con due importanti precisazioni.

1) Ribadisco che non ho intenzione di portare il giornale all’interno di alcuno schieramento politico. Non significa essere di Destra dire che il vice-ministro all’Economia Vincenzo Visco afferma una cosa inesatta quando spiega che il rincaro del bollo colpirà solo l’8% delle automobili. Forse quella percentuale (comunque sbagliata per difetto) si riferisce all’acquisto delle macchine nuove. Ma se guardiamo al parco-auto circolante, pari in Italia a circa 35 milioni di vetture, allora vediamo che l’aggravio tocca, in diversa misura, il 90% delle automobili. Poi si può essere d’accordo o meno, ma i numeri vanno dati giusti, evitando di confondere le idee alla gente.

2) Tra chi mi ha scritto c’è anche chi invoca la nascita di un movimento degli automobilisti, che rappresenti al meglio gli interessi di chi possiede una macchina. Sono sincero: non ci credo, non è più tempo di iniziative coma questa. Creare l’ennesimo partito significherebbe ghettizzare ulteriormente una categoria che, per mille motivi, è già vista con ingiustificato sospetto da chi di dovere. Un movimento si dovrebbe schierare, o di qua o di là, mentre a noi preme moltissimo l’idea di continuare a ragionare con la nostra testa. Grazie al cielo, campiamo bene senza contributi o sovvenzioni e abbiamo avuto il piacere di litigare con il governo del Polo esattamente come stiamo facendo oggi con l’esecutivo in carica. Non perché siamo degli eterni scontenti, ma perché vorremmo che le cose andassero un po’ meglio, secondo buonsenso.


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Da che parte sta “Quattroruote”

Ci sono diversi modi di intendere un blog. Quello che vado a iniziare servirà soprattutto a scambiarci idee e impressioni in tempo reale con la grande comunità di “Quattroruote”, fatta da più di 4 milioni e settecentomila lettori per la carta stampata e da oltre un milione di utenti unici sul web. Comincio subito, senza tanti fronzoli, prendendo di petto i mugugni uditi dopo la pubblicazione sul numero di novembre della rivista di un editoriale firmato dal sottoscritto dal titolo “L’Italia s’è rotta”. Il tema, inutile dirlo, è la Finanziaria attualmente in discussione, con l’ennesima stangata sugli automobilisti.
La critica, anche veemente, non è andata giù ad alcuni amici, che mi hanno scritto manifestando la loro insoddisfazione: “Mi sento di consigliare la massima cautela quando si commentano le scelte politiche di un Governo in materia di auto, motori eccetera”, mi scrive per esempio il dottor Marco Rasetti da Verona. “Prese di posizione troppo aperte a favore o contro potrebbero indurre lettori di diversa opinione a boicottare la rivista. Si ricordi che una rivista è anche di proprietà di chi la legge…”. Il lettore aggiunge che le auto sono diventate sempre più pesanti e costose, una direzione anacronistica che non sarebbe stata contrastata a sufficienza dalla nostra testata.


Un rilievo simile mi viene mosso da Silvano Fassetta: “Lei è libero di essere del colore politico che meglio crede, ma non mi pare buona cosa farlo trasparire in modo così marcato su una rivista che di politica dovrebbe trattare in maniera molto leggera”. Aggiunge il signor Fassetta: “Le critiche di chi, come me, è contro i Suv, prendono in considerazione ben altri aspetti: prima di tutto che quei mezzi di trasporto non dovrebbero circolare in città (non si chiamano forse ‘fuoristrada’?) per l’ingombro che creano e per il livello molto alto delle loro emissioni inquinanti, in particolare idrocarburi incombusti, soprattutto dovendo viaggiare a bassi regimi…”.

Rispondo subito confermando: questa Finanziaria è stata scritta da dilettanti e le continue modifiche (da ultimo il criterio per imporre il superbollo, non più legato al peso ma alla potenza) dimostrano che le ipotesi iniziali erano cervellotiche, concepite da chi di automobili sapeva nulla o quasi. E che dire delle agevolazioni per chi acquista un’utilitaria poco inquinante rottamando un’auto vecchia, agevolazioni sparite dopo una frettolosa approvazione in un decreto legge? Insisto: così non si fa una politica ecologica, si confondono le idee ai cittadini-automobilisti aumentando la disaffezione verso uno Stato che già non è amatissimo in questo Paese. Dire queste cose non è né di destra, né di sinistra: è puro buonsenso.

Quando al governo c’era Silvio Berlusconi, “Quattroruote” non esitò a criticare alcune cervellotiche decisioni del ministro Pietro Lunardi: anche allora ci fu chi ci diede dei partigiani, ma non facemmo una piega così come non ci scomponiamo oggi. Anche se è triste vivere in un Paese in cui ogni presa di posizione viene subito collegata a questa a quella parte politica: possibile che non si possa fare del buon giornalismo, ragionando solo con la propria testa? Così come confuto garbatamente i rilievi dei signori Fassetta e Rasetti, non condivido le felicitazioni di un altro lettore, Vittorio Morigi, che si rallegra invece del fatto che “Quattroruote” avrebbe abbandonato una linea di buonismo.


E chiudo riportando le parole di un illustre giornalista che non può certo essere sospettato di essere politicamente ostile all’attuale maggioranza di Governo. Si tratta di Giorgio Bocca, la citazione è tratta da la rubrica “L’antitaliano†su “L’Espresso” numero 43: “Il fatto che bisogna ridiscuterla, correggerla, capovolgerla (la Finanziaria, n.d.r.), non è soltanto come si dice una prova di democrazia, di ricerca del consenso, è anche il vizio antico del nostro ceto politico di tirar giù le riforme, le leggi senza una adeguata conoscenza della società e dei suoi nodi, senza neppure sapere chi è veramente ricco o veramente povero”.


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