Quotauto Quattroruote

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Vi interessa che l’auto sia una spa?

“Uno dei nostri obiettivi è che la cura della pelle non resti confinata al bagno di casa, ma possa continuare anche nell’abitacolo di una macchinaâ€. La sorprendente affermazione è di tale Stephane Glasser, che non è un pazzo furioso, ma un alto dirigente di Biotherm-L’Oréal, l’azienda di cosmetica che sta lavorando con Renault a un’auto il cui interno diventi un luogo accogliente quasi quanto una beauty farm.

Come? Con varie diavolerie tipo la diffusione di aromi attivi, energizzanti la mattina e rilassanti la sera, o la protezione della pelle da un’eccessiva esposizione al sole. L’attenzione dei ricercatori si è concentrata soprattutto sul climatizzatore, in grado di produrre anche sostanze attive di origine termale per idratare costantemente la pelle, con tanto di sensori di tossicità che emettono sostanze curative nel caso in cui la qualità dell’aria si deteriori troppo.

Il progetto è sviluppato su un’auto completamente elettrica che vedrà la luce nel 2012, la Zoe (nella foto), e poggia sulla convinzione che un’auto a emissioni zero debba essere rispettosa dei suoi occupanti quanto lo è dell’ambiente circostante. Anzi: debba coccolare i pendolari di lusso che l’acquisteranno, grazie anche a sedili massaggianti che svolgono il loro lavoro nel percorso casa-ufficio e viceversa.

Giunti a questo punto del post, molti di voi si saranno già indignati, pensando del sottoscritto tutto il male possibile. E invece vi chiedo: siete soddisfatti della qualità di vita all’interno del vostro abitacolo? Avete sofferto mai problemi di cattivi odori o di sensazioni anche peggiori a bordo delle vostre auto? Approvate il fatto che le Case spendano soldi in questa direzione?


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Il vero progresso dov’è?

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono molti modi di intendere il progresso: c’è chi lo lega alla tecnologia, e agli infiniti sviluppi che quest’ultima può offrire; e chi invece guarda alle esigenze della gente comune, che deve utilizzare gli oggetti che si creano. In genere nel mondo dell’auto gli ingegneri guardano al primo approccio, mentre i designer sono più attenti al secondo. Ed è ovvio che i risultati più rilevanti si ottengono quando si unisce il meglio di entrambi. Come fa da sempre quel Maestro dell’automobile che risponde al nome di Giorgetto Giugiaro, che spesso mi fa l’onore di invitarmi a Moncalieri per vedere in anteprima le sue creazioni. L’ultima visita è avvenuta pochi giorni prima del Salone di Ginevra, rassegna durante la quale Giorgetto ha presentato una famiglia di vetture con un minimo comun denominatore: dimensioni esterne da utilitaria tipo Panda, abitabilità interna da segmento D, tipo Audi A4 per intenderci. Detto così sembra facile, ma il lavoro è durato 5 anni e ha coinvolto tutti i reparti di ingegneria dell’Italdesign, per dimostrare appunto che oggi, con i nuovi materiali e le nuove tecniche di progettazione, possiamo permetterci modelli da 3,55 di lunghezza con enormi spazi interni. Il tutto sfruttando al massimo i vantaggi offerti da una propulsione ibrida e ripensando completamente la vettura, invece di limitarsi alla motorizzazione.  Giugiaro odia i macchinoni, sostiene che in tre metri e mezzo si possono avere divertimento, bellezza, sicurezza e sostenibilità. Peccato che anche questo progetto, come accadde a suo tempo con la Matiz, abbia trovato acquirenti solo a molte migliaia di Km di distanza: allora fu la coreana Daewoo, adesso è la malese Proton, coadiuvata dal suo braccio europeo, la blasonata Lotus. Comunque sia: dov’è secondo voi il vero progresso oggi nell’automobile? Lo vedete più nei motori (elettrico, ibrido ecc.)? Nei materiali? Nelle dimensioni? O forse nel prezzo?

 

Nelle foto: in alto Giorgetto Giugiaro che mi racconta il concept della vettura, sotto uno spaccato degli interni


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Nostalgia della doppietta in tempi di automatico

Un lettore mi scrive chiedendomi di intercedere presso la Fiat affinché battezzi “Doppietta” almeno una delle tante versioni della 500 che usciranno nei prossimi mesi. In fin dei conti la mitica “debraiata” (dal francese debrayer, disinnescare), sostiene il nostro amico, era una delle caratteristiche più conosciute del primo Cinquino, in cui anche un limite oggettivo (il fatto di non avere il cambio sincronizzato) diventava un plus, in grado di selezionare i bravi piloti dagli orrendi “grattatori di marce”. Farò da ambasciatore, per quel che vale. Ma mi colpisce il fatto che si continui a parlare delle mitica doppietta in tempi in cui i cambi automatici o semiautomatici guadagnano posizioni con grande rapidità. Anche in Italia, paese da sempre innamorato della guida e del cambio manuale. Ho l’impressione che tra non molti anni la maggior parte degli automobilisti considererà la cambiata un inutile fastidio, un retaggio del passato: molto meglio occupare la mano destra per fare dell’altro. E gli stessi costruttori continueranno a spingere in questa direzione, programmando essi stessi i rapporti senza lasciare a noi sprovveduti una funzione così importante nella gestione del motore. Voi che ne pensate? Che cambio avrà la prossima auto? E che ricordo avete, se l’avete, della mitica doppietta?


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Il Brasile è la seconda casa, ma la prima?

Diciamola tutta: alla Fiat l’Italia non garba più tanto e viceversa. Il vertice dell’industra torinese è ormai popolato di manager stranieri (lo stesso Sergio Marchionne si sente assai più canadese che italiano) che disprezzano i giochetti della politica romana. La quale ricambia la disistima accusando il Lingotto di essersi dimenticato di quanto il Belpaese ha fatto per il Gruppo Agnelli.

E allora sentendo una battuta fatta nel weekend proprio da Marchionne (”Il Brasile ormai per noi è la seconda casa”), ci sorge spontanea una domanda maliziosa: ma la prima quale sarà? Sabato 6 marzo sul Corriere della Sera Massimo Mucchetti spiegava che se Fiat e Chrysler dovessero fondersi insieme, la bilancia potrebbe pendere decisamente a favore dell’azienda di Detroit, valutabile oltre 9 miliardi di euro contro i 6 del gruppo italiano. E siccome Marchionne ha più volte fatto capire di trovarsi molto meglio con l’amministrazione Obama che con il governo Berlusconi (vedi da ultimo la vicenda Termini Imerese-incentivi), ditemi voi dove potrebbe stabilire il vero quartier generale (o la prima casa, se preferite) del mega-gruppo che sta tentando di costruire. E l’Italia? Verrebbe dopo il Brasile, Paese nel quale già oggi la Fiat vende molte più macchine che da noi, guadagnandoci parecchio di più. Sarebbe una terza casa, un appartamentino al mare…

Nella vignetta di M. Vallese, Sergio Marchionne


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La Signorina degli Anelli vi ricorda qualcuno?

Il bello di Ginevra (nel senso di Salone) è che ti trovi a discutere di un modello nuovo con le persone più stimolanti, incontrate per caso lungo i corridoi. A me è capitato davanti all’Audi A1: ero finito in un capannello nel quale si dibatteva sul fatto che, vista di profilo, per tre quarti (escluso l’anteriore) la Signorina degli Anelli a qualcuno ricordava molto la 500.

In quel momento è arrivato un certo Giorgetto Giugiaro, al quale, noblesse oblige, abbiamo affidato la sentenza definitiva. Che è stata la seguente: molte auto hanno ormai tratti che si somigliano tra loro, l’importante è l’armonia delle proporzioni con cui questi tratti vengono presentati. E in quella macchina, secondo il grande Giorgetto, l’armonia c’è, eccome, anche se il nostro preferisce di gran lunga la versione senza le barre laterali colorate.

Ovvio che sia qui a chiedervi un parere in merito, nonché un giudizio più generale sull’A1. E infine: visto che mi sento dire spesso (anche nelle vostre mail) che le macchine sono sempre più uguali, quale modello ricalca più pacchianamente qualche precedente famoso?


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Riuscirà il giochino della Juke?

Basta con le solite macchine, basta con le forme tradizionali: la Nissan rilancia la sfida al conformismo automobilistico e lancia la Juke, modello che è allo stesso tempo coupé (dalla cintura in su), Suv (dalla cintura in giù) e utilitaria (dimensioni esterne-interne e prezzo, più o meno). Insomma, dopo avere realizzato una ciambella con un bel buco chiamata Qashqai, un successo clamoroso, la Casa giapponese raddoppia con una sfida ancora più ambiziosa, nel cuore del mercato italiano, sfidando le varie Punto-Fiesta-Polo-C3 eccetera con un oggetto che mischia generi diversi, offrendo vantaggi come la guida (un po’ più) alta e l’opzione di scegliere tra il 4×4 e la trazione anteriore, ovviamente più economica. Domanda: è la strada giusta per battere la noia da la-solita-auto-da-tutti-i-giorni?


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Che auto guideremo tra 10 anni?

Serve aiuto: venerdì 26 febbraio sono alla Bocconi di Milano per un convegno dal tema un po’ spiazzante, ovvero come sarà la vita tra 10 anni. Ovviamente al sottoscritto toccherà parlare di auto e sto riordinando le mie poche idee per evitare di fare una figuraccia in una delle università più prestigiose d’Italia.

Guideremo macchine elettriche o saremo ancora con i “soliti” macinini a benzina o gasolio? Avremo tutti il cambio automatico e una miriade di dispositivi elettronici a bordo? L’auto la compreremo o la noleggeremo soltanto? Saremo più o meno sicuri? Più o meno rispettosi dell’ambiente? E saranno modelli più piccoli o più grandi, visto che la statura dell’italiano medio in un decennio continuerà ad alzarsi sensibilmente? Ci saranno ancora le varie Fiat, Volkswagen, Ford, Renault eccetera a dominare il mercato o nuovi marchi la faranno da padrone? Rispondete, please.


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Domenica a piedi, politica coi piedi

La cosa più (tragicamente) divertente l’ha detta il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: “Spero che aderisca anche la mia Siracusa, che soffre per gli scarichi del petrolchimico”. Stiamo parlando, ovviamente, della domenica senza auto, indetta per il 28 febbraio da 80 comuni del centro-nord. Tutti sanno che iniziative come queste servono praticamente a nulla e che l’auto continua a pagare per tutti (anche per il petrolchimico siracusano).

Perché si fanno, allora? Perché basta una firma su un’ordinanza e il gioco è fatto. Mentre interventi in profondità richiedono un duro e lungo lavoro, che nessuno o quasi ha voglia di fare. Prendiamo il caso di Milano che purtroppo conosco abbastanza bene: non c’è incredibilmente un metrò che arrivi a Linate, l’aeroporto cittadino, non c’è un metrò per lo stadio di San Siro, non c’è una pista ciclabile, non c’è un minimo di verde. Tutti in auto, sempre più inviperiti. Magari nella vostra città va meglio. O no?


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Jaguar e Porsche su strade diverse

Non sono auto per tutti, ma tutti ne possono discutere. Parlo di Jaguar e Porsche, marche che stanno prendendo direzioni ben diverse. La prima ha capito che scendere di livello, con una berlina che doveva far concorrenza alle varie BMW Serie 3, A4 e Mercedes Classe C, è stato un errore e sta cercando di recuperare una sua esclusività. Dunque: già a settembre è cessata, senza alcun rimpianto, la produzione della piccola X-Type, modello che non avrà seguito alcuno.

In compenso la marca del Giaguaro si concentra su una gamma tutta al di sopra dei 50 mila euro, poggiata sostanzialmente su tre modelli: la nuova XJ, la XF e la XK nella duplice versione coupé e cabrio. Insomma, meno macchine, ma di livello più alto. Non solo: la nuova XJ conferma un design di rottura rispetto a un passato piuttosto immobile, con linee molto più sportive e meno legni pregiati negli interni. Non per soli cumenda, insomma.

Sull’altro lato la Porsche sta scegliendo una strada diversa. Grazie alle sinergie con Audi, dopo l’ingresso nel gruppo Volkswagen, punta ad arrivare addirittura a una produzione di 150 mila macchine l’anno e, dopo avere esplorato la soluzione quattroposti con la vendutissima Panamera, potrebbe avere nel cassetto un modello decisamente più popolare. Che cosa ne pensate? Queste Case dovrebbero puntare a una forte esclusività o è giusto dare a (quasi) tutti la gioia di avere sul cofano un marchio di lusso?


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25 euro al mese, olio compreso

Quanto spendete di carburante al mese? Beh, sappiate che il conto potrebbe cambiare radicalmente, se la vostra prossima auto dovesse essere un’elettrica. Qualche giorno fa ho chiesto all’ingegnere che per l’Enel segue la mobilità sostenibile, Andrea Valcalda, di darmi un costo esatto al chilometro per una macchinetta come la Smart, in modo da poter fare un confronto con il modello a benzina o a gasolio.

La risposta è stata disarmante: nessun costo al chilometro, ma una tariffa “flat” di 25 euro al mese, qualunque sia la percorrenza. In pratica: che tu faccia 10 o 10 mila chilometri al mese, paghi sempre gli stessi 25 euro, addebitabili anche sulla bolletta di casa. E dato che la stessa Smart ha già detto quanto costerà prendere a noleggio la sua macchinetta elettrica, si può cominciare a fare qualche paragone sensato: il prezzo sarà di 400 euro al mese più Iva, per tre anni. Il tutto comprende ovviamente la manutenzione, che peraltro in un’elettrica è molto più semplice che non in una macchina con il motore termico: quest’ultimo è composto da circa 500 pezzi, contro i 20 del propulsore a batteria. E nell’elettrico non devi cambiare l’olio… Insomma, non è che cambi solo il cuore della macchina, cambierà anche il modo di fruirne, di venderla. Che suggerimenti possiamo dare alle varie Mitsubishi, Renault, Nissan, Peugeot, Citroën, Mini e, naturalmente, Smart, che stanno per proporre anche in Italia le loro macchinette? A quali condizioni saremmo disponibili a prenderle in considerazione?


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