Quotauto Quattroruote

Quattroruote

Ma per il fisco l’auto fa il monaco

Il bello di questo blog è che, grazie a voi, entra nella vita vera. Sentite
che cosa mi segnala questo amico da Perugia:

“Ho un’auto di 7 anni con cui ho fatto appena 90.000 km e mi volevo togliere
lo sfizio di comprarmi un bella macchina, ho un gruzzoletto in banca e non
avrei problemi a comprarla in contanti. Sennonché vado dal mio commercialista
e gli dico che vorrei comprare questa macchina (un 2.500 diesel di cui non
nomino la marca) e lui dopo aver fatto due conti mi dice che comprando
quella macchina con quella cilindrata, in base al mio reddito, che si aggira
sui 25.000 euro netti, andrei incontro a rogne salate con il fisco! In una
mezz’oretta mi ha spiegato come funziona il redditometro con le sue tabelle
assurde e mi ha detto dei salassi inflitti a diversi contribuenti di Perugia
dall’Agenzia delle Entrate a causa di macchine acquistate! Mi terrò la mia
vecchia auto e i miei soldi, lo Stato non incasserà l’Iva e l’industria
venderà un auto in meno! VIVA L’ITALIA”.

Che ne dite? Possibile che tutto faccia brodo pur di scoraggiare la gente
dal comprare una macchina?


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L’Italia che vuole imporre i 30

Roma, Milano, Bologna, Padova, Verona… Tra un po’ non si conteranno più sulle dita di una mano le città che intendono abbassare da 50 a 30 il limite di velocità in molte zone residenziali. La Capitale pensa ai quartieri della “movida”, come Trastevere e Testaccio, mentre Milano ha in mente il lungo rettilineo di Corso Buenos Aires, tutto costellato di negozi.

A parte che la velocità reale in molte di queste città è risibile (per gran parte della giornata si circola a non più dei 10-15 di media), a noi sembra che il limite attuale dei 50 sia più che ragionevole e che anche un automobilista in buona fede potrebbe faticare a restare entro i fatidici 30. O no?

 

In attesa del vostro parere, vi segnalo che lo staff del Capo della Polizia stradale, Roberto Sgalla, ha risposto ad alcuni dei vostri quesiti, riportati nel post dedicato. Sono state scelte le domande più tecniche e ci è stato fatto gentilmente notare che i quesiti “politici” non sono di pertinenza della Polstrada: leggete le risposte.


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Quante stelle ha la vostra auto?

Mi scrive Luca R., con un suggerimento:

“Sono un lettore affezionato della rivista, che trovo molto interessante e obiettiva, ma volevo chiedere se fosse possibile inserire, nella sezione listino, i risultati dei crash test. Trovo infatti che sia un valore molto più importante dei consumi, del tipo di alimentazione eccetera. Il potenziale cliente dovrebbe infatti poter fare una scrematura delle auto meno sicure”.

Caro Luca, i risultati ci sono già e sono inseriti in alto accanto al nome di ogni modello, assieme alle dimensioni, al passo, al serbatoio eccetera. Ma colgo l’occasione della tua domanda per chiedere: davvero i risultati del crash influiscono più dei consumi, dell’estetica e quant’altro? Io ho forti dubbi. E mi piacerebbe sapere quanti italiani sanno quante stelle-sicurezza ha la loro auto. O quanti hanno letto che la 500 è più “robusta” della sorellina Panda…


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Benzina, sconti che non tornano

Finalmente, mi son detto, ascoltando alla radio gli spot agostani sui maxi-sconti proposti dai grandi marchi della benzina: 10 centesimi al litro per Agip e Esso, quasi 11 per IP. Vuoi vedere che si sono messi una mano sul cuore? Non è mica robetta: siamo intorno alle 200 lire del vecchio conio, roba da farti risparmiare 5 euro su un normale pieno da 50 litri su un’auto di media cilindrata.

Ma poi m’è venuto un dubbio: siamo sicuri di tanta generosità? E ho scoperto l’inghippo: lo sconto vale in genere a distributore chiuso, nel weekend o la notte, per il rifornimento self-service. E fin qui nulla da dire. Il problema è il calcolo dello sconto stesso, che è effettuato non confrontando il rifornimento al self con la stessa modalità negli orari normali, bensì con il pieno “servitoâ€. Che, notoriamente, costa 5-6 cent al litro in più, comportando l’intervento del benzinaio.

Morale: si confrontano le mele con le pere, lo sconto vero è in genere di 5-6 cent. Che è già una buona cifra, ma è un altro paio di maniche rispetto agli annunci. O no?


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Sei punti e 200 euro per un rosso in bici

Francesco Collepardo ha 35 anni e un triste primato: è il primo milanese (ma non il primo italiano) a essere stato fermato dai vigili dopo l’entrata in vigore della norma che prevede multe salatissime e perdita di punti anche per i ciclisti: pizzicato da una pattuglia a “bruciare” un rosso su viale Tibaldi alle due di notte, dovrà pagare 200 euro e perderà sei punti sulla patente. Le associazioni dei ciclisti insorgono, il nostro annuncia che farà tutti i ricorsi possibili.

Domanda: è giusto questo giro di vite per le due ruote? È giusto togliere punti dalla patente anche quando si è alla guida di un mezzo che non richiede patente alcuna?

P.S. Ho girato al capo della Polstrada i vostri quesiti, vi darò notizie appena avrò risposta.


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Che cosa chiedereste al capo della Stradale

Trentuno pagine di circolare rimettono ordine nel mare magno di autovelox e affini, mettendo fuorilegge pratiche piuttosto disinvolte che certi Comuni usavano per fare cassa (clicca qui per leggere la notizia).

Quindi: niente più percentuali sulle multe ai privati che forniscono gli apparecchietti, delega ai Prefetti di vigilare che gli automobilisti vengano controllati e non tartassati, fuori i privati anche dalla gestione dei verbali, assoluta privacy sull’identità dei multati e ulteriore raccomandazione di presegnalare gli autovelox.

Ecco un paio di frasi con cui il Capo della Polstrada, Roberto Sgalla, ha commentato la madre di tutte le circolari: “Se da parte di qualche ente locale ci fosse stata la tentazione di farlo, con la direttiva facciamo piazza pulita degli equivoci e degli abusi: la deterrenza e la repressione dei comportamenti pericolosi dev’essere ragionevole… Questo vale anche per la decisione di segnalare sempre la presenza degli autovelox”. Quanto al Tutor in autostrada, Sgalla assicura che sarà sempre gestito dalla sola Polstrada: in 5 anni si è arrivati al milione di multe, con un dimezzamento dei morti nei tratti coperti.

Domanda: che cosa vorreste chiedere al capo della Polstrada? Gli girerò personalmente le domande più interessanti.


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Una triste notizia: le frecce sono morte

Tutto il mondo è paese: in questo blog avete spesso segnalato la cattiva abitudine degli italiani di dimenticarsi l’uso delle frecce. Ebbene, uno spiritoso collega della rivista americana “Car and Driver”, John Phillips, ha scritto addirittura un necrologio degli indicatori di direzione, annunciandone la scomparsa all’età di 84 anni. Eccone alcuni passi:

“L’uso delle frecce da parte degli americani è cessato mercoledì scorso. Il trapasso non era inatteso: gli indicatori di direzione godevano di cattiva salute già dalla fine degli anni 80, quando i nostri connazionali convennero che premere il ditino diverse volte al giorno era un’iniqua imposizione contro le loro indaffarate esistenze. Le frecce erano nate nel 1925 ed erano sembrate subito un modo intelligente per indicare le intenzioni del guidatore, ma con il passare degli anni i nostri connazionali sono apparsi sempre più ignari delle loro stesse intenzioni… a determinarne la morte è stato, mercoledì, un incredibile ingorgo a Los Angeles, tale da impedire a chiunque di prendere qualsiasi direzioneâ€.

Sottoscrivo in pieno: che paradosso avere auto con congegni di sicurezza più sofisticati per guidatori che non azionano neppure uno strumento semplice e prezioso come le frecce. Siete d’accordo? E quali altri necrologi di buone abitudini ormai in disuso scrivereste?


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La verità è che siamo un popolo di…

L’invito viene dal navigatore che si firma Agnostico e io lo riprendo al volo: cerchiamo di uscire dai soliti luoghi comuni sull’italiano automobilista e di riempire i puntini finali del titolo di questo post con una parolina che fotografi bene la situazione dell’anno di grazia 2009.

Gira e rigira, la discussione arriva sempre lì, sia che si parli dell’opportunità di alzare i limiti in autostrada a 150, sia che si parli di distanze (mancate) di sicurezza. Mi ha colpito, proprio nel post sui 150, la durezza dell’intervento di Stefano Benassi: “… la stragrande maggioranza non sa nemmeno dove si comincia: si attacca al freno e al santino appeso allo specchietto… si cita sempre la Germania, ma lì la Stradale non resta senza carburante a settembre e gli automobilisti sono disciplinati, non un’accozzaglia di ignoranti arroganti che usa la vettura come un’arma impropria…”. E via a indicare i nostri errori più comuni, tipo il mancato uso delle frecce e della corsia più a destra.

Forse non basta una parolina a definirci, ma se dovessi sceglierne una effettivamente opterei per “ignoranti”. Nel senso che troppe persone ignorano le cose più banali, tipo l’utilità delle cinture o la necessità di avere gomme a posto. Lo ignorano perché magari hanno preso la patente un secolo fa quando le cinture erano un optional o perché, pur essenso giovani, a scuola hanno sentito di tutto tranne che suggerimenti che possono salvare loro la vita. Intanto tivù e radio si limitano a fare catastrofismo sugli incidenti, senza riservare spazi per divulgare un minimo di cultura della sicurezza stradale (con l’eccezione, meritevole, del duo Moreno Morello-Protospataro a “Striscia la Notizia”).
Che popolo siamo? Ditelo voi.


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Non vogliono punti, vogliono soldi

C’è una tendenza che non mi piace nelle ultime norme sulla sicurezza stradale, sia in quelle già approvate (il cosiddetto ddl Maroni), sia in quelle in fase di approvazione al Senato: si aumenta l’importo in denaro delle multe, si ridimensiona (anche per infrazioni gravi) la decurtazione dei punti.

Perché non mi piace? Per due motivi.

1 - La perdita di punti fa male a tutti allo stesso modo, mentre una multa può rovinare un poveraccio e fare il solletico a un miliardario. Non è giusto. Non vogliamo tornare ai tempi in cui solo i “signori†potevano permettersi l’automobile.

2 - L’istituzione della patente a punti era legata proprio alla necessità di togliere di mezzo chi guida in modo pericoloso per sé e per gli altri. Indipendentemente dal reddito, chi è recidivo alla lunga va messo a piedi. non vorrei che le esigenze di far cassa finissero per depotenziare un meccanismo che funziona bene in tutta Europa, mentre in Italia sembra aver fatto il suo tempo ad appena sei anni dall’istituzione.

Voi che ne dite?


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Bastano i 130 o volete i 150?

Il fuoco dei 150 cova sotto la cenere: alla ripresa, il Senato approverà le modifiche al Codice della strada, con tanto di nuove condizioni per alzare i limiti massimi in autostrada, ovvero la presenza del tutor, il sistema che rileva la velocità media. Finora la possibilità di arrivare ai 150 era rimasta inapplicata per le resistenze dei gestori delle autostrade, cui spetta decidere i limiti. Ma ora il legislatore sembra dire: avendo anche l’occhio del tutor, di che cosa hai paura? Urge il vostro parere, in attesa che il Senato approvi e i giochi si riaprano.


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