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Fuori dall’acqua, si chiude

Una notizia e un aneddoto. Prima la notizia: lascio la direzione di Quattroruote, dopo 10 bellissimi anni, e ovviamente lascio anche questo blog, cui ero molto affezionato.

Adesso l’aneddoto: quando ero un giovane papà, con mia moglie portavamo i ragazzi al mare a Castiglione della Pescaia. La mattina si stava in spiaggia, a Riva del Sole, il pomeriggio in piscina in una bolgia di bambini. E lì c’era un terribile bagnino maremmano che alle 6 in punto chiudeva. Anzi, già qualche minuto prima cominciava a rincorrere a uno a uno quegli scatenati, bofonchiando: “Fuori dall’acqua, si chiudeâ€.

Ecco, è giunto il momento di chiedervi di uscire dall’acqua. Non per buttarvi fuori, ma per potervi abbracciare ad uno ad uno e ringraziare dei tanti momenti belli che abbiamo passato assieme: ho imparato tanto dai vostri post, anche quando contenevano critiche feroci al sottoscritto e alla Redazione.

Il grande Eduardo De Filippo diceva che a entrare in scena sono buoni tutti, è nell’azzeccare il tempo dell’uscita che si riconosce il grande attore. Dopo 10 anni (cominciai il 5 luglio del 2000), ho creduto che quel momento fosse venuto. Senza la pretesa di essere stato un grande attore, ma onesto, quello sì, penso di esserlo stato. Ciao, grazie a tutti.


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Vi convince l’anatema di quest’uomo?

Harald Wester, il direttore tecnico del gruppo Fiat-Chrysler (nonché grande capo diretto di Alfa, Maserati e Abarth) non difetta certo di sincerità. E a differenza dei suoi colleghi di Renault, Smart, Mitsubishi, Citroën, Peugeot eccetera considera l’auto elettrica “una grande sciocchezzaâ€, come ha detto papale papale in un’intervista che compare su Quattroruote di luglio: “Sapete quante auto elettriche sono state vendute l’anno scorso a livello globale? Duemilacento. E dovrebbero avere un impatto sul nostro business? Fa ridereâ€, ha chiosato. Aggiungendo che in parecchie parti del mondo, tra cui la Cina, l’elettricità viene ancora prodotta col carbone e che l’auto elettrica sarebbe quindi un ottimo sistema per affondare velocemente il pianeta. Domanda: chi sta prendendo un colossale abbaglio tra lui e i colleghi delle Case citate sopra? Vi incuriosisce guidare un’auto elettrica di nuova generazione?


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Comprereste l’auto di un ubriaco?

Tranquilli, non sono io ad aver bevuto, il titolo è giusto. Perché voglio chiacchierare con voi di uno strano business che è fiorito in Italia da un paio di annetti, da quando cioè (27 maggio 2008) è stato deciso che chi viene beccato ubriaco (o drogato) al volante, la macchina se la scorda, perché il macinino viene confiscato e quindi messo all’asta esattamente come accade per le proprietà tolte ai mafiosi. Idem per chi si esibisce in una corsa su una strada aperta al traffico o guida una macchina senza carta di circolazione. Morale: nel solo 2009 sono state vendute più di 40 mila macchine sottratte agli incauti proprietari e non si trattava solo di vecchie carrette, ma anche di supercar tedesche guidati da giovani manager un po’ troppo carichi. Domandine finali: sapevate che esiste anche questo nuovo mercato dell’usato? Che effetto vi farebbe guidare un’auto confiscata? E, due anni dopo, considerate equa la norma?


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La verità? Ormai la Fiat detesta l’Italia

Qualche tempo fa la Continental lanciò una campagna pubblcitaria in cui si parlava di “supremazia tecnologica tedesca”. La Volkswagen fa seguire a ogni suo annuncio il claim “Volkswagen, das auto”, scritto proprio così, in tedesco. La stessa Opel ha un claim simile, nella sua lingua madre. Stiamo parlando di grandi aziende orgogliose di far parte del made in Germany e che ritengono quest’appartenenza un punto di forza da far conoscere al mondo.

Domanda: avete mai visto un annuncio pubblicitario Fiat che puntasse sull’italianità del marchio? Io non me lo ricordo. Non solo: la vicenda di Pomigliano mi sembra dimostrare una volta di più che il Lingotto vive con un certo imbarazzo la sua italianità. Sergio Marchionne non perde occasione per dire che negli Usa il sindacato e la politica sono molto meglio degli omologhi italici. Per non parlare di fabbriche e operai: in Polonia e in Brasile si produce con ritmi e qualità che dalle nostre parti non ci si sogna neppure.

Lo stesso numero uno nei suoi incontri internazionali sembra parlare più volentieri del suo essere mezzo canadese piuttosto che della sua mezza italianità. E forse c’è da capirlo, dato che i suoi genitori furono costretti a emigrare. Mi sembra che tanti indizi facciano una prova. Voi che ne dite?


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Conoscete un certo Horacio Pagani?

Non c’è solo la Fiat in questo Paese, come molti di voi mi hanno fatto spesso notare. E allora voglio parlare di una Casa italiana di cui mai abbiamo discusso in questo blog, per capire quanti la conoscono, che cosa ne pensate…

Sto parlando della Pagani, azienda modenese di supercar a tiratura limitatissima fondata 22 anni orsono da un argentino con il pallino delle auto veloci, Horacio Pagani. Uno che fin da bambino disegnava auto sportive, che a 20 anni costruiva una F3 per il campionato argentino e che poco dopo emigrava in Europa pur di farsi assumere (come operaio di terzo livello) dal mitico ingegner Giulio Alfieri alla Lamborghini, nel reparto carrozzerie.

Uno che per la Casa di Sant’Agata ha fatto nascere il reparto compositi e che poi si è messo in proprio realizzando il sogno di costruire un mostro da strada chiamato Zonda C12, con un motore Mercedes V12. Passa dopo passo, questo gaucho emigrato nella terra dei motori (la sua azienda per la precisione è a San Cesario, in una strada chiamata non a caso via dell’Artigianato), ha costruito una realtà conosciuta dagli appassionati di tutto il mondo, a dispetto dello scetticismo generale e ora un libro scritto da Roberto Morelli e Hugo Racca ne celebra il successo.

Domanda: in un mondo dominato dai colossi, che effetto vi fa leggere storie come questa?


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L’Italia digerirà il marchionnismo?

La partita di Pomigliano d’Arco non è solo una dura vertenza sindacale: è lo specchio dei modi diversi di intendere il futuro di questo Paese che oppongono Sergio Marchionne a buona parte della politica e del sindacato italiani.

Come sempre succede in Italia, non è che la ragione stia tutta da una parte e il torto tutto dall’altra: la Fiat ha ragione da vendere quando dice che certi livelli di assenteismo non sono più tollerabili, ma è anche vero che è dura per gli operai napoletani pagare tutto assieme il conto delle malefatte dei loro padri e dei loro fratelli maggiori. Marchionne ha deciso, a differenza dei suoi predecessori, di non scendere piùa patti con la politica e paga un conto salato per questa scelta: le vendite Fiat vanno malissimo per la fine degli incentivi, che il governo avrebbe concesso senza problema se solo il nostro fosse stato un tantino più malleabile nella vicenda di Termini Imerese. Ma ormai il dado è tratto e nessuno può più tornare indietro: gli operai con ogni probabilità firmeranno l’accordo, ma Pomigliano dovrà poi dimostrare di mettere nella nuova Panda la stessa altissima qualità con cui i loro colleghi polacchi hanno lavorato negli ultimi sette anni.

Ce la faranno? E ce la farà Marchionne a compattare ancora a lungo i suoi (Agnelli compresi) in questo muro contro muro? Cambierà lui o cambierà l’Italia?


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Lo sapevate? Vi sembra una buona idea?

Ricevo nuovamente questo appello e ve lo giro per sapere se lo conoscete e lo considerate una buona idea. “Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto spesso, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile, ma gli operatori non sanno chi contattare tra la lista interminabile dei numeri salvati nella rubrica. Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l’idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d’urgenza sotto uno pseudonimo predefinito.

Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (In Case of Emergency). E’ sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona che operatori delle ambulanze, polizia, pompieri o primi soccorritori potrebbero contattare. In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare la definizione ICE 1, ICE2, ICE3, etc…. Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile. E’ una buona idea ed è anche promossa dalle autorità preposte al soccorso. Fate circolare la notizia in modo che questo comportamento diventi un’abitudine diffusa.


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La 500 bicilindrica e la fine del parafanghismo

Tra un mesetto a Torino verrà presentato il nuovo motorino Fiat da 900 cc, il famoso bicilindrico, che inizialmente spingerà la 500. Non è uno dei tanti propulsori che le Case auto ci propinano, ma un motore veramente nuovo e importante anche dal punto di vista psicologico: si torna sotto la soglia del mille, dopo decenni in cui l’aumento delle cilindrate e delle dimensioni sembrava inarrestabile, ma lo si fa con oggettini dalla potenza più che rispettabile, se si pensa che il bicilindrico dovrebbe sviluppare 82-83 cavalli.

Ma è un fatto che il mondo dell’auto stia andando verso una maggiore sobrietà, a tutti i livelli. E mi torna in mente quel che mi diceva qualche giorno fa a Torino il designer Mike Robinson: stiamo arrivando alla fine del “parafanghismo”, ovvero dell’epoca in cui erano le forme aggressive a dettare la personalità di un’auto, a tutto favore di svolgimenti un po’ più dimessi, magari più puliti, sicuramente meno aggressivi. E la cura sarà più sugli interni, anche per catturare un pubblico femminile sempre più importante nei processi d’acquisto. Vi sembra un bene, un male o nessuna delle due che ho detto?


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Nostalgia canaglia per 147 e Gt

È giusto definire “grandi Alfa” la 147 e la Gt? Vincenzo di Rosa ne è convinto e mi ha scritto questa accorata mail:

“Salve. Sono un vostro lettore ed appassionato di auto, specialmente Alfa Romeo. Ho letto ultimamente in rete e sulle riviste tanti articoli che descrivono, criticano e osannano l’Alfa Giulietta, ma non ho letto neanche una riga di addio per salutare due vetture che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del Biscione: la 147 e la Gt. Ci hanno salutato per sempre il 21 maggio ma nessuno lo ha scritto. Perché non scrivere qualcosa per commemorare due auto stupende che escono a testa alta dal mercato? La Gt è una coupé stupenda ed è stato un errore toglierla. La stessa Giulietta, nei materiali e nelle finiture è inferiore alla Gt. Sarebbe carino un articolo per queste grandi Alfaâ€.


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Con chi passereste una giornata particolare?

Non so se avete visto l’idea che si è fatto venire Bill Clinton per ripianare i debiti accumulati dalla moglie nella campagna elettorale (persa) contro Barack Obama: con 5 dollari si partecipa a una lotteria i cui vincitori possono trascorrere un’intera giornata con l’ex presidente degli Stati Uniti. Idea da cui mi nasce una domandina: con chi vi piacerebbe trascorrere una giornata tra i tanti personaggi che affollano il mondo dell’auto? Forse con un grande designer, tipo Giorgetto Giugiaro o Walter de’ Silva, magari nelle segrete stanza dove nascono i modelli di domani. O piuttosto nel Reparto Corse della Ferrari, tra gli ingegneri che preparano le monoposto di Massa e Alonso. O magari con il boss della Fiat, Sergio Marchionne, su e giù dal Falcon con il quale “l’uomo dal maglione scuro” fa la spola tra Torino e Detroit. O piuttosto con… Decidetelo voi, scrivere non costa nulla, neppure i 5 dollari pretesi da Clinton.


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